La parità di genere è un obiettivo etico e sociale che riguarda tutti, indipendentemente dal genere di appartenenza. Per questo motivo il CNAPPC ha scelto di affrontare il divario di genere in modo sistemico, con la convinzione che la questione femminile e, dunque, la presenza e la rappresentanza — non debbano essere considerate semplicemente “paritetiche”, ma complementari e necessarie per la qualità globale della professione. Lo scorso 4 marzo, nella sede istituzionale delle architette e degli architetti PPC, è stato proposto un contributo di approfondimento a più voci mirato a ribadire l’impegno del Consiglio Nazionale.
Tra le tante voci che hanno partecipato al confronto, con Guendalina Salimei è stato affrontato il tema della necessità dell’abbattimento dei pregiudizi e degli stereotipi, evidenziando come la questione di genere nella nostra professione non possa essere ridotta all’imposizione di “quote rosa”, ma sia innanzitutto una questione di meritocrazia, di diritto alla rappresentanza.
È questo il punto: si tratta innanzitutto di una questione culturale che, proprio per la sua natura, richiede tempi molto lunghi per un sostanziale cambiamento, ma al contempo tocca questioni normative/regolamentative che hanno tempi più veloci. Infatti, se il superamento dei pregiudizi che ostacolano il pieno riconoscimento del merito, o il bilanciamento dei carichi familiari richiedono un sostanziale ripensamento culturale nell’ambiente lavorativo e della famiglia, la questione di diritto alla rappresentanza, assume una dimensione prevalentemente regolamentare.
Il CNAPPC ha dato avvio nel 2024 ad un gruppo operativo di approfondimento che ha ritenuto indispensabile verificare la reale condizione professionale per fondare le azioni su dati certificati e per rispondere anche a chi sostiene ancora oggi che si tratti di una questione ormai superata. L’indagine conoscitiva redatta dal Gruppo Operativo e inoltrata a tutti gli Ordini territoriali ha avuto una ampia e immediata risposta ed ha costituito la base di partenza per uno studio https://www.awn.it/attachments/article/10023/CNAPPC_Pari-opportunita-tra-presente-e-futuro_rapporto-di-ricerca_1.pdf commissionato ad un istituto di ricerche.
L’esito ha evidenziato che nonostante l’Italia disponga di una normativa articolata e avanzata in materia di uguaglianza di genere, per la nostra professione la strada è ancora lunga confermando il dato di Global Gender Gap Report 2025 che indica che Rappresentanza e Lavoro sono gli ambiti in cui è più difficile raggiungere la parità.
In merito al tema del lavoro, la ricerca conferma che a livello universitario la sfida è già vinta: le laureate hanno superato in percentuale i laureati, hanno votazioni più alte e si laureano in minor tempo con esperienze all’estero. Ma risulta evidente che ci sia ancora poca considerazione della qualità del lavoro femminile, manifestata dal gap retributivo – contrattuale e mansionario e dal gap di occupazione di ruoli apicali.
Per la parte reddituale: il rendiconto INPS appena presentato denuncia un gender pay gap per il 2024 nel settore privato del 25,73 medio, Nelle professioni tecniche il gap sale al oltre il 34 % Dalla nostra ricerca emerge che nel totale degli iscritti, tra settore pubblico e privato e pensionati, le architette guadagnano il 24,82% in meno e, alla luce del dato composito, è una stima per difetto. Sono pochi, infatti, ad oggi gli studi professionali di grandi dimensioni e con alti fatturati la cui gestione è femminile.
Le cause come abbiamo già indicato sono prevalentemente culturali, ed è evidente in alcune aree geografiche uno sbilanciamento del numero di colleghe iscritte.
I dati 2026 dell’Albo unico individuano le provincie di, Modena, Genova e Bologna ai primi posti per quota femminile rispettivamente con il 56%, il 55, 3% ed il 53,6% delle iscritte; agli ultimi posti quelle di Agrigento, Crotone e di Caltanissetta, con il 32,3%, il 28,3% e il 26,5%. Si potrebbe avanzare l’ipotesi che le professioniste facciano più fatica nei luoghi dove il welfare è meno performante e il carico familiare più sbilanciato.
In merito la tema della rappresentanza possiamo dire invece che questo Consiglio ha ottenuto un grande risultato in seguito alla modifica delle modalità di elezione dei consigli e degli Ordini e del CNAPPC.
Nel 2024 la partecipazione femminile all’interno dei Consigli degli Ordini si attestava attorno al 42%, e la rappresentanza non rispecchiava il 45,1 % delle iscritte. Oggi negli Ordini le consigliere sono arrivate al 49.6% raggiungendo un bilanciamento ottimale. La tendenza al miglioramento si riscontra anche nelle posizioni apicali passando dal 28% del 2024 al 34% di oggi.
Il 4 marzo si è discusso anche di strumenti. Con Elena Mocchio di UNI si è trattato della certificazione di genere degli studi e della possibile evoluzione della norma verso formule più adattabili anche alle microimprese e dello strumento CPO adottato in tutti gli Ordini forensi, come ha ben raccontato l’avvocata Patrizia Palma del Consiglio Nazionale Forense.
Il fondamentale contributo della visione di genere per una pianificazione urbana inclusiva è stato evidenziato dalla Vicesindaca di Bologna Emily Clancy, mentre l’evidenza della necessità di azioni culturali è stata sottolineata proprio dal Ministero della Cultura attraverso l’ intervento di Maria Piccarreta, della Direzione Generale Creatività Contemporanea. La pubblicazione “Donne e Progetto”, a cura della stessa Direzione, raccogliendo numerosi contributi dedicati al ruolo delle donne nell’architettura, nel design e nella progettazione ha proprio la finalità di consegnare al tempo il lavoro di alcune colleghe poco valorizzate.
Il confronto promosso dal CNAPPC non ha avuto la pretesa di esaurire in un pomeriggio una delle questioni più rilevanti per la maturazione civile e professionale del nostro Paese, ma ha voluto offrire strumenti concreti e duraturi che possano costituire una base solida per le azioni future.
Alessandra Ferrari
Vice Presidente CNAPPC
Responsabile del Dipartimento Cultura
























