casaeclima.com 
7 giugno 2016 

“Non basta prendere definitivamente atto - come si è finalmente fatto - delle pessime condizioni del patrimonio abitativo del nostro Paese; del fatto che le periferie siano invivibili; che il 55% degli edifici italiani abbia oltre 40 anni di vita e che oltre il 35% dell’energia consumata in Italia sia destinata agli edifici. Da questa consapevolezza - ma soprattutto per garantire sicurezza ai 24 milioni di cittadini che vivono in zone ad alto rischio sismico e ai 5 milioni e mezzo in pericolo per il rischio idrogeologico - deve nascere l’esigenza di realizzare una forte innovazione negli approcci alle politiche urbane ed una concreta semplificazione delle norme”.

Così Giuseppe Cappochin, presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori intervenendo al Convegno “Manifesto per la rottamazione post bellica priva di qualità. Il riequilibrio delle aree urbane e il rilancio dell’economia”.

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Rigenerazione urbana, presentato il Manifesto per la rottamazione degli edifici. Architetti: innovare gli approcci alle politiche urbane. Costruttori: incentivare la sostituzione edilizia

edilportale.com 
8 giugno 2016
Paola Mammarella

Gli edifici, come gli elettrodomestici, non sono eterni e a fine vita vanno rottamati. Per farlo è necessario ripensare l’approccio urbano e varare norme in grado di favorire questa sostituzione periodica anziché ostacolarla come avviene adesso.

Se ne è parlato ieri nella Sala del Mappamondo della Camera al convegno “Manifesto per la rottamazione post bellica priva di qualità, riequilibrio delle aree urbane e il rilancio dell’economia” organizzato dalla Fondazione Sullo, cui hanno partecipato Giuseppe Cappochin, presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti, Achille Colombo Clerici, presidente di Assoedilizia, Claudio De Albertis, presidente Ance, e il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano Delrio.

Secondo Giuseppe Cappochin, “non basta prendere definitivamente atto - come si è finalmente fatto - delle pessime condizioni del patrimonio abitativo del nostro Paese; del fatto che le periferie siano invivibili; che il 55% degli edifici italiani abbia oltre 40 anni di vita e che oltre il 35% dell’energia consumata in Italia sia destinata agli edifici”. (...)

Cappochin dice quindi basta ai progetti improvvisati, ma ritiene necessaria una programmazione almeno ventennale coerente con una visione strategica del futuro della città e del territorio. Un punto di partenza a suo avviso potrebbe essere “Riuso”, il programma degli architetti italiani per la rigenerazione urbana sostenibile, che contiene anche elementi determinanti per superare le complessità burocratiche.

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Edilizia, Cappochin (CNAPPC): “Innovare approcci alle politiche urbane e semplificare le norme"

lavoripubblici.it
8 giugno 2016

“Per trasformare veramente le nostre città - ha affermato il Presidente del CNAPPC - non bastano certamente le norme che prevedono la demolizione e la ricostruzione in classe “A” dei fabbricati. Si tratta certamente di una operazione importante ma che, presa a se stante, non rappresenta un passo nella direzione di una nuova politica urbana, non rappresenta un modo nuovo di immaginare la città che verrà. Rimanere nello stretto ambito dell’edilizia limita il dibattito a temi “tecnici” quali la modifica della sagoma o le quantità costruibili. Quello che serve davvero è integrare la micro scala (problematiche di edilizia) con la macro scala (problematiche di politiche urbane) per ottenere una convergenza sia degli interventi che delle risorse economiche pubbliche e private”. (...)

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Cappochin (Architetti) serve innovare gli approcci alle politiche urbane e semplificare le norme

mondoprofessionisti.it
7 giugno 2016

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Quello che serve davvero è integrare la micro scala (problematiche di edilizia) con la macro scala (problematiche di politiche urbane) per ottenere una convergenza sia degli interventi che delle risorse economiche pubbliche e private. Riuso, il programma degli architetti italiani per la rigenerazione urbana sostenibile, contiene anche elementi determinanti per superare la complessità burocratica degli interventi che devono tenere conto delle effettive necessità dei territori sui quali si intende operare.  Va comunque ribadito – e gli architetti italiani non si stancano di farlo – che solo attraverso una programmazione almeno ventennale, coerente con una visione strategica del futuro della città e del territorio, sarà possibile incidere in modo concreto sulle politiche urbane per dire basta a progetti improvvisati e finalizzati unicamente a cogliere le occasioni di volta in volta offerte da provvedimenti governativi”. (...)

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Architetti, nuovo approccio aree urbane. Cappochin (Ordine nazionale), garantire sicurezza zone a rischio

ANSA
7 giugno 2016

Per "garantire sicurezza ai 24 milioni di cittadini che vivono in zone ad alto rischio sismico, e ai 5 milioni e mezzo in pericolo per il rischio idrogeologico" occorre nasca "l'esigenza di realizzare una forte innovazione negli approcci alle politiche urbane ed una concreta semplificazione delle norme". A pensarla così il presidente del Consiglio nazionale degli architetti, Giuseppe Cappochin, intervenuto ad un convegno sulla rottamazione post bellica priva di qualità ed il riequilibrio delle aree urbane. "Solo attraverso una programmazione almeno ventennale, coerente con una visione strategica del futuro della città e del territorio, sarà possibile incidere sulle politiche urbane - ha aggiunto il numero uno della categoria professionale - per dire basta a progetti improvvisati e finalizzati unicamente a cogliere le occasioni di volta in volta offerte da provvedimenti governativi".

  

Edilizia, Cappochin (Architetti): Serve innovare gli approcci alle politiche urbane e semplificare le norme"

ilVelino/AGV NEWS
7 giugno 2016

"Non basta prendere definitivamente atto - come si e' finalmente fatto - delle pessime condizioni del patrimonio abitativo del nostro Paese; del fatto che le periferie siano invivibili; che il 55 per cento degli edifici italiani abbia oltre 40 anni di vita e che oltre il 35 per cento dell'energia consumata in Italia sia destinata agli edifici. Da questa consapevolezza - ma soprattutto per garantire sicurezza ai 24 milioni di cittadini che vivono in zone ad alto rischio sismico e ai 5 milioni e mezzo in pericolo per il rischio idrogeologico - deve nascere l'esigenza di realizzare una forte innovazione negli approcci alle politiche urbane ed una concreta semplificazione delle norme". Cosi' Giuseppe Cappochin, presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori intervenendo al Convegno "Manifesto per la rottamazione post bellica priva di qualita'. Il riequilibrio delle aree urbane e il rilancio dell'economia". "Per trasformare veramente le nostre citta' - prosegue - non bastano certamente le norme che prevedono la demolizione e la ricostruzione in classe "A" dei fabbricati. Si tratta certamente di una operazione importante ma che, presa a se stante, non rappresenta un passo nella direzione di una nuova politica urbana, non rappresenta un modo nuovo di immaginare la citta' che verra'. Rimanere nello stretto ambito dell'edilizia limita il dibattito a temi "tecnici" quali la modifica della sagoma o le quantita' costruibili. Quello che serve davvero e' integrare la micro scala (problematiche di edilizia) con la macro scala (problematiche di politiche urbane) per ottenere una convergenza sia degli interventi che delle risorse economiche pubbliche e private". 

 

Edilizia, Cappochin (Architetti): "serve innovare gli approcci alle politiche urbane e semplificare le norme"

AGENPARL
7 giugno 2016

"Non basta prendere definitivamente atto - come si e' finalmente fatto - delle pessime condizioni del patrimonio abitativo del nostro Paese; del fatto che le periferie siano invivibili; che il 55% degli edifici italiani abbia oltre 40 anni di vita e che oltre il 35% dell'energia consumata in Italia sia destinata agli edifici. Da questa consapevolezza - ma soprattutto per garantire sicurezza ai 24 milioni di cittadini che vivono in zone ad alto rischio sismico e ai 5 milioni e mezzo in pericolo per il rischio idrogeologico - deve nascere l'esigenza di realizzare una forte innovazione negli approcci alle politiche urbane ed una concreta semplificazione delle norme".Cosi' Giuseppe Cappochin, presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori intervenendo al Convegno "Manifesto per la rottamazione post bellica priva di qualita'. Il riequilibrio delle aree urbane e il rilancio dell'economia"."Per trasformare veramente le nostre citta' non bastano certamente le norme che prevedono la demolizione e la ricostruzione in classe "A" dei fabbricati. Si tratta certamente di una operazione importante ma che, presa a se stante, non rappresenta un passo nella direzione di una nuova politica urbana, non rappresenta un modo nuovo di immaginare la citta' che verra'. Rimanere nello stretto ambito dell'edilizia limita il dibattito a temi "tecnici" quali la modifica della sagoma o le quantita' costruibili. Quello che serve davvero e' integrare la micro scala (problematiche di edilizia) con la macro scala (problematiche di politiche urbane) per ottenere una convergenza sia degli interventi che delle risorse economiche pubbliche e private"."Riuso, il programma degli architetti italiani per la rigenerazione urbana sostenibile, contiene anche elementi determinanti per superare la complessita' burocratica degli interventi che devono tenere conto delle effettive necessita' dei territori sui quali si intende operare"."Va comunque ribadito - e gli architetti italiani non si stancano di farlo - che solo attraverso una programmazione almeno ventennale, coerente con una visione strategica del futuro della citta' e del territorio, sara' possibile incidere in modo concreto sulle politiche urbane per dire basta a progetti improvvisati e finalizzati unicamente a cogliere le occasioni di volta in volta offerte da provvedimenti governativi".

 

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