Il Sole 24Ore Edilizia e Territorio 
19 giugno 2015
Giorgio Santilli

 

La prima sfida del nuovo codice degli appalti è voltare pagina, mandare in soffitta un modello di realizzazione (ma forse sarebbe più giusto dire di non-realizzazione) delle opere pubbliche che ha frenato l'Italia anziché aiutarla a correre. Un modello passato fondato sulla deroga sistematica alla legge che ha favorito la corruzione e sulla variante in corso d'opera che manda per aria tempi e costi. Così si sono allontanati i cittadini dall'unica cosa che può convincerli che "infrastruttura è bello": servizi più efficienti a valle del collaudo dell'opera.

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Il secondo aspetto critico da superare è l'assenza di una regolazione nazionale. Trenta anni fa ci potevamo permettere meno leggi e più stabili nel tempo perché le circolari del ministero dei Lavori pubblici facevano testo. L'attribuzione di poteri sempre più diffusi alle regioni e l'eccessivo ricorso alla magistratura amministrativa hanno via via prodotto un vuoto di potere regolatorio centrale che si è riflesso nella vita contorta delle opere e nel contenzioso crescente fra Pa e imprese: da qui origina il fenomeno tutto italiano di un settore che ha più avvocati che ingegneri. 

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«Con il nuovo codice legalità e rilancio». Cantone: pronti all’ampliamento di poteri, è la conferma che abbiamo lavorato bene

Il Sole 24Ore 
19 giugno 2015
Giorgio Santilli

 

Raffaele Cantone è pronto ad abbandonare i panni del supercommissario straordinario anticorruzione per diventare il nuovo snodo centrale del sistema ordinario degli appalti. A lui la riforma degli appalti varata ieri dal Senato affida un nucleo di poteri di regolazione soft che dovrebbe dare una marcia in più al nuovo sistema, aiutandolo sulla strada della delegificazione e della semplificazione. «Un sistema - dice Cantone - che tenga insieme legalità e rilancio del settore perché mi pare che ormai sia un patrimonio di tutto il Paese aver capito che il vecchio modello di realizzazione dei lavori pubblici non solo produceva illegalità diffusa, ma comportava anche spreco di risorse e impasse per le imprese». Cantone è convinto che se oggi il Parlamento gli riconosce questo nuovo ruolo ampliato è proprio perché ha gestito anche le fasi straordinarie, come quelle dell’Expo, non con i panni dello «sceriffo» ma con l’obiettivo di coniugare la legalità e la continuazione dei lavori, senza perdere occupazione. 

Presidente Cantone, che valutazioni dà della legge approvata al Senato? 

Il primo messaggio importante che arriva dal Parlamento e che mi pare giusto sottolineare è che la legge è stata approvata con una larga maggioranza e sostanzialmente senza voti contrari. Questo significa che il Parlamento nel suo complesso, le singole forze politiche, i singoli parlamentari, a partire ovviamente dai relatori che hanno fatto un ottimo lavoro, hanno perfettamente capito le sfide che sono alla base di questo nuovo codice in termini di contrasto all’illegalità, di rilancio di un settore fondamentale dell’economia e anche di forte innovazione. È una pagina politica molto bella che non mi pare abbia precedenti in questa legislatura. Per altro fa sperare che anche nel passaggio successivo alla Camera ci sia altrettanta condivisione.

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