Attraverso la redazione e l’invio nel 2025 a tutti gli Ordini territoriali di un apposito questionario, il Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori (CNAPPC) ha voluto approfondire, tramite l’istituto di ricerca Format Research srl, il tema delle pari opportunità nell’ambito della professione che vede 154.117 iscritti all’ Albo Unico, dei quali 70.473 donne e 83.644 uomini.
La rilevazione - i cui dati sono stati incrociati con quelli dell’ISTAT, del Ministero dell’Università e della Ricerca, di Almalaurea e di Inarcassa - è stata effettuata su un campione di 2.832 iscritti, donne e uomini, suddivisi per area geografica nord-ovest, nord-est, centro, sud e isole, delle classi di età 18-30 anni, 31-40 anni, 41-50 anni, 51-60 anni, 61-70, oltre 71.
Il primo dato significativo dell’indagine “La condizione femminile nell’architettura italiana” è quello sulla retribuzione delle iscritte che – nel lavoro dipendente e in quello autonomo - rimane arretrata rispetto ai colleghi. Coloro che si collocano nella fascia più alta (oltre 60mila euro) sono solo il 2,4% mentre per gli uomini si raggiunge oltre il 6%. La situazione è ben più grave nel comparto del lavoro autonomo dove, mentre gli uomini che raggiungono la fascia più alta di reddito sono poco meno del 20%, le donne raggiungono appena il 7,6%. Anche nei redditi più bassi le donne sono maggiormente svantaggiate. Si posizionano nelle fasce di reddito più basse il 18,2% delle iscritte autonome intervistate, mentre nella stessa fascia gli uomini sono solo il 14,9%.2.
La percentuale, poi, di donne, che affermano di aver subito discriminazioni, si attesta, nel lavoro dipendente, al 68, 4%, contro il 37, 1 % degli uomini con un balzo nel lavoro autonomo: 78% contro solo il 28% tra gli uomini. Per quanto riguarda la tipologia di discriminazioni quella di percepire una retribuzione inferiore rispetto ai colleghi raggiunge, nel lavoro dipendente, il 46,8% del campione. Non mancano difformità di trattamento, sempre nel lavoro dipendente, legate a mansioni, inferiori o inappropriate rispetto a inquadramento contrattuale e qualifica, e forme di discriminazione come mobbing e mancato accesso a congedi e permessi dei quali si ha diritto.
Diversa la situazione nel lavoro autonomo dove la principale discriminazione percepita è quella retributiva insieme al mancato riconoscimento, o alla diversità di trattamento, nel 41, 26 dei casi, delle donne rispetto agli altri professionisti del settore.
Sui motivi della discriminazione subita non si riscontrano differenze tra lavoro dipendente e quello autonomo: sono l’85% del campione nel lavoro autonomo a percepire di essere penalizzate in base al loro genere, e il 78, 9% delle professioniste dipendenti.
“La questione di genere - ha sottolineato il Presidente del CNAPPC, Massimo Crusi - è innanzitutto una tema culturale che, al di là dei passi avanti raggiuti nel contesto istituzionale e in quello della politica, richiede uno sforzo collettivo e capillare che passa attraverso l’educazione e la prevenzione. L’azione del CNAPPC in questi anni è stata quella di monitorare le disuguaglianze e mettere in atto azioni per il superamento dei gap esistenti. Va sottolineato che il preambolo del nuovo Codice deontologico degli Architetti PPC, in vigore dal 2024, oltre a riconosce l’importanza della parità di genere nell’ambito dell’architettura,
impegna il professionista a promuovere un ambiente di lavoro inclusivo e rispettoso, in cui uomini e donne abbiano le stesse opportunità di crescita e di realizzazione professionale, a combattere ogni forma di discriminazione di genere e a promuovere la diversità come valore aggiunto”.
Per Alessandra Ferrari, Vice Presidente del CNAPPC e responsabile del Dipartimento Cultura “serve il superamento dei pregiudizi che ostacolano il pieno riconoscimento del merito e un riequilibrio dei carichi familiari che va affrontata dal punto di vista culturale e normativo. Il tema delle pari opportunità è infine una questione di diritto alla rappresentanza che assume una dimensione prevalentemente regolamentare. La modifica al regolamento elettorale degli Ordini territoriali degli Architetti PPC ha garantito questo diritto innalzando il numero dei Consiglieri in relazione alla presenza femminile delle iscritte all'Albo. Questa ricerca intende offrire uno strumento per approcciare in modo concreto il tema delle pari opportunità nella nostra professione, nella quale la presenza delle donne è molto diversificata, e, allo stesso tempo, vuole essere un tassello per affrontare un tema sul quale si misura la maturazione civile e culturale del nostro Paese”.
Dal questionario emerge, dunque, come le difficoltà affrontate dalle donne siano di natura contributiva, contrattuale e mansionaria nonostante i dati del MUR rilevino, ad esempio, un sensibile aumento delle donne iscritte ai corsi di laurea in Architettura che ad oggi rappresentano il 53,9% del totale dei nuovi iscritti, mentre gli uomini sono il 46,1%. Non solo. Secondo gli ultimi dati di Almalaurea, le studentesse conseguono risultati importanti anche nelle performance educative. Raggiungono posizioni migliori rispetto agli universitari di sesso maschile con un’età alla laurea più bassa (26,1 anni contro 26,8), una maggiore percentuale di laureati in corso (39,9% rispetto il 36,8%) ed una maggiore frequenza alle lezioni universitarie (la percentuale di ragazze che frequentano oltre il 75% delle lezioni si attesta al 86,2% mentre nei ragazzi si ferma all’ 83,6%); si laureano con voto di laurea più alto e con una media voto agli esami migliore dei loro compagni maschili, possono vantare maggiori esperienze di studio internazionali.
Nonostante le migliori performance ed una maggiore elasticità ad approcciarsi nel mondo del lavoro, il tasso di occupazione ad un anno dal conseguimento del titolo è infatti significativamente più basso per le donne rispetto agli uomini, per qualsiasi tipologia di titolo conseguito nell’ambito dell’architettura. Complessivamente il gap è di oltre 3 punti percentuali: 64,5% delle studentesse contro il 67,9% degli studenti.
A parità di professione le donne registrano un reddito medio nettamente inferiore rispetto ai colleghi uomini. Secondo i dati Inarcassa una professionista guadagna, mediamente, 24.421 euro, il 26% in meno rispetto ad un suo collega uomo. Nelle regioni settentrionali, sia del Nord-Ovest che del Nord-Est, i livelli reddituali medi si avvicinano ai 40.000 euro, mentre il Sud e le Isole registrano livelli reddituali nettamente inferiori: il Sud si ferma a 25.079 euro, mentre le Isole dichiarano un reddito medio pari a 26.736 euro. In ogni macroarea, oltre alla disparità territoriale i redditi medi delle donne si posizionano a livelli più bassi rispetto a quelli dei colleghi uomini. Per esempio, un architetto uomo, al Sud Italia, dichiara mediamente un reddito di 29.375 euro, una donna, invece, con la stessa qualifica professionale, ne dichiara 17.606 euro.
Roma, 4 marzo 2026























