Il Sole 24Ore 
16 maggio 2015
Giorgio Santilli

 

Stavolta il Cresme prende il toro per le corna. E dopo aver fatto per primo uno studio approfondito - su dati dell’Agenzia delle entrate - sui 28 miliardi annui di investimenti generati dai bonus fiscali per le ristrutturazioni edilizie e il risparmio energetico nel biennio 2013-2014, si spinge oltre e calcola a quanto ammonterebbe la perdita di investimenti e di posti di lavoro se gli sgravi fiscali cessassero o venissero notevolmente ridimensionati. Quanti, cioè, avrebbero rinunciato a investire in assenza di incentivo. Ecco i numeri: nel solo 2014 gli investimenti che si sarebbero persi senza sgravi Irpef sarebbero stati pari a 15,9 miliardi di euro su un totale di 28,4 miliardi mentre la perdita in termini di occupazione diretta sarebbe ammontata a 158.591 posti di lavoro.

Se si fosse preso un periodo di riferimento più ampio, il quadriennio 2011-2014, che è coinciso con l’intensificarsi della crisi dell’edilizia, gli investimenti persi sarebbero cresciuti a 47,1 miliardi mentre l’occupazione diretta avrebbe avuto una riduzione di 468.769 posti.

Non è difficile dedurne - come fa il direttore del Cresme, Lorenzo Bellicini - che i bonus edilizi hanno impedito una totale destrutturazione del settore edilizio, contribuendo a spostare in modo massiccio investimenti dalle nuove costruzioni al mercato del recupero edilizio e di quello emergente dell’efficientamento energetico. 

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Prospettiva per ripartire. L'analisi di Giorgio Santilli

 

I bonus fiscali per ristrutturazioni edilizie ed efficientamento energetico hanno salvato quel che resta dell’edilizia, con 3,3 milioni di domande di agevolazione e investimenti per 56 miliardi nel biennio 2013-14. Senza incentivi, dice il Cresme, 30 di quei 56 miliardi non si sarebbero investiti. E l’edilizia non avrebbe un futuro.

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Per sopravvivere l’edilizia ha bisogno di continuare a lavorare sulla grande massa della riqualificazione del patrimonio esistente, perché c’è ancora molto da fare. Al tempo stesso, però, deve spostare forze e tecnologie verso un recupero qualificato. Qualità significa riempire di «verde», di tecnologie innovative, di produzioni industriali di qualità, di efficienza energetica l’attività del recupero. Il mercato premierà chi andrà in quella direzione.

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Da alcuni anni il CNAPPC, in collaborazione con il Cresme, realizza periodicamente un’indagine sullo stato della professione di architetto in Italia: l’Osservatorio Professione Architetto. La struttura della ricerca è evoluta nel corso del tempo, basandosi comunque sempre su alcuni elementi base: le statistiche demografiche degli Ordini provinciali e del Consiglio nazionale, lo studio delle statistiche sui redditi e sui volumi d'affari (fonti Inarcassa e Agenzia delle entrate), le statistiche universitarie e delle abilitazioni professionale (fonte MIUR), le statistiche sull'inserimento occupazionale dei neolaureati (Almalaurea). I dati sono poi comparati con quelli relativi agli architetti degli altri paesi europei e alle altre categorie professionali italiane.
In questo modo vengono descritte le caratteristiche dell’attività svolta, gli scenari di mercato, le condizioni operative, la realtà degli studi di architettura, le prospettive e le aspettative dei professionisti.
Per alcune edizioni l’Osservatorio ha operato la sua indagine sulla base dei dati di alcuni Ordini provinciali esaminati a turno. A partire dalla quarta edizione, quella del 2014, il criterio di indagine ha assunto un respiro più ampio, attraverso la compilazione on line, da parte degli architetti sparsi in tutto il paese, di un questionario elaborato dal CNAPPC.
L’Osservatorio è uno strumento importante per conoscere in dettaglio le problematiche della professione e per individuare i percorsi da scegliere per una corretta evoluzione della propria attività.

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